HELP! MIO FIGLIO HA LA FEBBRE!

Mercoledì: il pianto di tuo figlio ti sveglia nel cuore della notte. Corri nella sua stanza, tutta rimbambita dal sonno. Lo prendi in braccio ed è quasi ustionante; pensi che sia per via del pigiama, quindi lo spogli, lo cambi, lo culli e lo rimetti a letto dopo averlo fatto addormentare. Poche ore dopo, di nuovo il suo pianto. Ti alzi, corri di là e lo trovi seduto nel lettino con i lacrimoni sulle guance. E’ ancora ustionante, di sicuro ha la febbre. Con l’aiuto di tuo marito gli misuri la febbre, mentre lui cerca di distrarre il piccolo, che fa’ di tutto per togliersi il termometro dall’ascella. Bip bip bip, guardi il termometro: 39 di febbre. Per prima cosa ti viene un colpo al cuore, poi corri a prendere la medicina ed inizi a contare ad alta voce le gocce da dare al bambino. Sei talmente assonnata che fai fatica a fare la moltiplicazione delle famose 3 gocce per ogni kg di peso. Rifai il calcolo più volte, poi quando finalmente sei sicura che 3 x 9 faccia 27, inizi a versare le gocce sul cucchiaino. Tuo marito blocca il bambino, tu cerchi di infilargli il cucchiaio in bocca, ma lui, con una forza che tu non avresti mai con 39 di febbre, lo scaraventa a terra. Pulisci a terra, riconti le gocce e questa volta le metti nel biberon insieme ad un goccio di acqua, sperando se la beva. Nulla da fare, il piccolo appena sente il sapore amaro sputa tutto. Raccogli tutta la pazienza che hai (poca), pulisci lui e il pavimento e rifai tutto da capo. Finalmente ce la fai. Tuo marito esce e va’ al lavoro e rientra la sera alle 19.00, trovando te a pezzi, sfatta e dimagrita e tuo figlio arrampicato sulla libreria che ride. Ma dove prende tutta questa energia con 39 di febbre??? Quando arriva il momento di metterlo a letto per la nanna inizia il cinema. Tu lo tieni tra le braccia ma lui si dimena, ti strappa i capelli, urla, ride, piange, sbadiglia, ogni tanto ti infila un dito nel naso e uno in bocca. Dopo ore di canzoncine sussurrate, di shhhh shhhh shhhh finalmente crolla e lo metti giù.

Giovedì: vedi sopra. Per combattere la febbre prendi il piccolo e lo metti sotto al getto dell’acqua fredda e lui urla, urla, urla e si dimena come un’anguilla. Mentre lo torturi in questo modo ti immedesimi in lui; cosa faresti tu se ti buttassero sotto l’acqua gelata?? di certo non diresti “ahhh si! ancora per favore!!”. Poveretto…lo asciughi, lo vesti, lo metti a terra.

Venerdì: vedi sopra. La febbre non passa, vai di antibiotico, che ovviamente il piccolo rifiuta. Ti armi di siringa e glielo spari in bocca; oltre a una mamma ora sei anche infermiera.

Sabato e Domenica: tu e tuo marito passate il week-end chiusi in casa col piccolo; a questo punto non ce la fai più a stare al chiuso. Fingi un’urgenza del tipo “è finito il patè di olive taggiasche” e corri al super. Non ti sembra vero sentire il vento tra i capelli.

Lunedì pomeriggio finalmente la situazione migliora, il tuo piccolo continua a gattonare e indicare tutto con quelle piccole dita, tu sei al limite e non vedi l’ora che tuo marito rientri per dargli il cambio. Nonostante le fatiche e i sacrifici di questi giorni ti sei accorta di una cosa: nulla al mondo conta più del tuo piccolo e anche se le forze e la pazienza a volte mancano, l’istinto materno di protezione e accudimento è più forte di te.

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